Quando non puoi lavorare con una guida, un mentor, un maestro? Riflessioni personali sulla fiducia e la relazione autentica

12 Ott, 2024

Ciao Anima Creativa,
Oggi voglio raccontarti un mio punto di vista su un tema che mi sta a cuore. So benissimo di essere io stessa dentro questo mondo. “Mentore” è una parola che utilizzo anche io perchè la riconosci nel tuo vocabolario, ma lascia che ti dica ciò che ho capito durante la mia formazione e la mia esperienza nel settore.

Ci sono dei momenti in cui hai bisogno di affidarti alla tua intuizione profonda. Sono quei momenti in cui ti stai chiedendo se il percorso di trasformazione profonda che hai intrapreso è quello giusto o no. Se la persona che ti sta accompganando merita la tua fiducia. Lo senti perchè dentro di te risuonano dei campanelli d’allarme:

 

  • C’è scetticismo, non sei convinta o stai scegliendo come se fosse l’ultima opportunità.
    Magari senti una vocina che dice:
    “Vabbè, concediamoci questo tentativo, vediamo se lei è la persona giusta”.
    È probabile che tu non stia davvero aprendo lo spazio necessario per far fluire la fiducia.

     

  • Senti dentro te di sapere già tutto e di poter guarire da sola.
    Ti ritrovi a pensare:
    “Le cose che dice le conosco già, posso farcela da sola, sono in grado di autoguarirmi, conosco gli strumenti”.

    Il tuo cuore non è completamente allineato con il processo di crescita. Stai trattenendo una parte di te che non permette alla vera trasformazione di avvenire. Il tuo intuito ti sta dicendo qualcosa di sottile: non riguarda tanto quella persona, quanto il tuo rapporto con la fiducia.

indice
La fiducia è il fondamento di ogni relazione di crescita
Una buona guida non ti dice cosa è giusto o sbagliato per te
Un buon mentor accoglie senza giudizio e ascolta prima di rispondere
Quando una guida mette sé stessa al primo posto, la fiducia si spezza
L’esperienza di una cliente: quando i segnali vengono ignorati
Perché accadono questi episodi?
Un buon mentor non ti offre solo una sessione, ma uno spazio sicuro

La fiducia è il fondamento di ogni relazione di crescita

Quando inizi una relazione magica e profonda con una guida, un mentor o un maestro, qualunque sia la sua definizione, la domanda principale che dovresti porti è: Posso fidarmi di lei?

Mi sento di poterle raccontare tutto, senza filtri, di condividere il mio mondo interiore senza timori? Se la risposta è un sì autentico, allora quella è la strada giusta.
In quel caso, crei una relazione di co-creazione. Non sarà una relazione di dipendenza, in cui il mentor ti fa da madre e tu diventi la figlia. Ma una relazione adulta, fondata su reciproco rispetto e fiducia.

Una buona guida non ti dice cosa è giusto o sbagliato per te a priori

Un vero mentor non è qualcuno che ti dice cosa è giusto o sbagliato per te a prescindere dalla vostra conoscenza. Non è lì per dirti cosa devi fare o per offrirti soluzioni preconfezionate. Al contrario, è colei che ti accompagna a fluire nella tua essenza, attraverso i tuoi stati d’animo. Quando qualcosa non va, è lì per aiutarti a esplorare insieme cosa si cela dietro quel blocco, senza giudizio e senza anteporre il proprio ego alla relazione di guida.

fare spazio al nuovo
Qui nel mio salotto di fan a Livorno

Un buon mentor accoglie senza giudizio e ascolta prima di rispondere

Un buon mentor ti accoglie con apertura e ti dice: “Ok, parliamone. Cerchiamo di capire insieme cosa è successo”. Prima di fare supposizioni, riflette sulle proprie emozioni, si chiede se ha reagito per un transfert personale. Si ricentra e solo dopo, torna ad ascoltarti, pienamente presente.

Tutti noi professionisti dovremmo affidarci alle sessioni di supervisione. Anche io, nel mio lavoro, ne faccio per distinguere ciò che appartiene a me e che è giusto elaborare in sede separata; da ciò che è giusto portare nella relazione in (dentro il setting) sessione.

Quando una guida mette sé stessa al primo posto, la fiducia si spezza

Può capitare in una relazione che tu ti senta “sbagliata”, come se avessi fatto un errore. Ma in quel caso ricordati che sta suonando un grande campanello d’allarme. Tu non sei mai sbagliata. Forse qualcosa si è disallineato nella vostra relazione, e come sempre, le cose stanno nel mezzo.

Quando percepisci di sentirti sbagliata, o la guida ti rimanda al fatto che hai delle “resistenze”, stai sicura che quella persona sta interpretando. Non si rende conto che sta proiettando i suoi sentimenti sulla relazione. Lo capisci perchè le tue percesioni non sono mai sbagliate e perchè d’un tratto ti arriva un giudizio di cui potevi farne a meno.

Alla lunga, la relazione di fiducia viene meno, perché ti senti “manipolata”.

 

Io stessa ho vissuto un’esperienza simile, in a causa di un mancato un appuntamento mi sono ritrovata a sentirmi dire “hai saltato l’appuntamento; questo significa che non vuoi lavorare sul problema”hai delle resistenze … 
si, forse. Ma anche no. Dopo diverse sessioni fatte insieme, in cui per poco mi hai conosciuta ed hai conosciuto il mio atteggiamento; mi sarei aspettata di sentirmi accolta, compresa, non giudicata prima ancora di poter spiegare cosa fosse successo.
Mi sono sentita manipolata quando mi è stato detto che forse la mia resistenza era un segnale che quella sessione non era adatta per me. In quel momento, ho capito che la fiducia era venuta meno (da parte mia). E’ suonato un gran campanello d’allarme.
Negli anni di lavoro come gestalt counselor, ho ascoltato molte storie simili e riesco a riconoscere i segnali di una guida in transfert. Ti voglio riportare un’altra storia.

L’esperienza di una cliente: quando i segnali vengono ignorati

Vorrei ora raccontarti l’esperienza di una mia cliente, che si è rivolta a me dopo aver vissuto un percorso difficile con un’operatrice olistica. Aveva partecipato ad una sessione di costellazioni familiari, ma è arrivata da me con una sensazione di paura e angoscia. Visibilmente, il suo stato emotivo era alterato e aveva paura che qualcosa potesse accadere a lei e alla sua famiglia. Era rimasto qualcosa di “aperto”, che non riusciva a risolvere da sola.

Il fatto è che quando non ascolti i segnali sottili, possono nascere dubbi e ansie dentro di te

Tutte le donne che arrivano da me hanno una sensibilità molto elevata, sono curiose e pronte a mettersi in gioco. Si affidano spesso a chi lavora con loro, provando workshop e percorsi che le incuriosiscono per elevare la propria coscienza ed evolvere come esseri umani. Tuttavia, a volte manca loro la capacità di ascoltare fino in fondo i segnali che percepiscono dentro se stesse.

I segnali ignorati possono lasciare cicli aperti che causano ansia

Questa cliente, ad esempio, aveva percepito dei campanelli d’allarme durante il suo percorso, come battutine e sguardi poco accoglienti dalla guida. Frasi ripetute come: “Non sei pronta a lavorare ora”, “Io vedo tutto”, “Sento ostilità perché hai delle resistenze”.
Quando è emerso un conflitto durante il lavoro, l’operatrice non è stata in grado di gestirlo e le ha detto che aveva delle “resistenze”, senza aiutarla a comprenderle.
Finita la sessione, se n’è andata a casa con dubbi e domande su se stessa: “Ho sbagliato qualcosa?
Questo io lo chiamo lasciare una situazione aperta, in sospeso. Una situazione che continua a generare infinite domande e ansia, anziché portare pace e serenità.

Quando ritorni a casa con domande senza risposte, la mente non trova pace

Rimanere con il dubbio di aver sbagliato, di non aver fatto abbastanza di fronte a un’autorità che si presenta come guida, può creare dei conflitti interni che generano ulteriori blocchi emotivi e paure. Potresti anche pensare che, vista la brutta esperienza, tutte le guide e i mentor ti fanno paura e non ci proverai più- Sbagliato perchè ti perdi la possibilità di incontrare veramente chi fa per te.
Abbiamo lavorato sulle sue emozioni e insieme abbiamo compreso ed elaborato ciò che si era aperto in quel ciclo, trovando un nuovo significato al conflitto e aiutandola a riacquistare pace interiore.

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Perché accadono questi episodi?

Secondo la mia esperienza e il mio pensiero, questi episodi si verificano per una serie di ragioni precise. Spesso nascono da dinamiche che ho osservato molte volte nelle relazioni di mentoring e di guida:

 

 

  1. Non riconoscono il transfer

    Molte guide non lavorano su loro stesse in supervisione, e questo le porta a non riconoscere il transfer, una dinamica inconscia che influenza ogni relazione. Senza questo livello di consapevolezza, finiscono per confondere i propri sentimenti con quelli del cliente. Di conseguenza, creano situazioni di giudizio e disconnessione, invece di aprire uno spazio di accoglienza e crescita reciproca

  2. Vanno oltre il proprio ruolo

    Secondo il mio modo di vedere, una guida dovrebbe accompagnarti senza mai sostituirsi alla tua voce interiore. Purtroppo, alcune guide tendono a oltrepassare il loro ruolo, sentendosi in dovere di darti consigli o di comportarsi come “psicologhe, psicoterapuete, maestre”. Credono di dover risolvere loro la tua vita, quando in realtà il vero mentoring consiste nell’aiutarti a trovare le risposte dentro di te, non nel dirti cosa fare. Inoltre, ho sentito più volte frasi come: “Solo io posso aiutarti, non ti servono altre guide”. Questo è un errore dell’ego del professionista, che non consente alla persona di realizzarsi come adulto, ma la mantiene dipendente dalla sua figura, assorbendo i suoi insegnamenti come unici e veri.

  3. Credono di avere la verità in tasca

    Un altro motivo che ho notato è la convinzione che solo la loro verità sia quella giusta. Quando senti che l’unica strada è quella che ti viene imposta, rifletti. Una guida autentica non impone mai una sola verità, ma ti accompagna con amore a scoprire la tua verità personale, che è unica e preziosa, lasciando sempre spazio alla tua voce interiore. Ti esorta a provare e sperimentare più strumenti e percorsi.

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Un buon mentor non ti offre solo una sessione, ma uno spazio sicuro

Da qui nasce la mia riflessione: un buon mentor, una buona guida, non è solo colei che ti offre una sessione di meditazione straordinaria, ma anche colei che crea un ambiente sicuro, dove puoi confrontarti apertamente.

Una buona guida non si limita a condurre una sessione “perfetta”, ma ti accoglie e ti sostiene in ogni fase del percorso, soprattutto quando emergono emozioni contrastanti. È lì per aiutarti a esplorare la tua vita in tutte le sue sfumature, permettendoti anche di sbagliare. E quando lo fai, è lì per aiutarti a osservare ciò che è accaduto, senza farti sentire in colpa o sbagliata.


Ecco perché nei miei “program” non ci sono sessioni singole, ma spazi sacri per la creazione continua
Nei miei program non offro sessioni singole (se non in casi specifici), ma veri e propri spazi, come giardini in cui possiamo viaggiare insieme. Luoghi dove ci possiamo confrontare ogni volta che emergono emozioni complesse, in cui io possa ascoltarti prima di esprimere qualsiasi giudizio o consiglio. Il mio approccio non consiste nel dirti cosa fare, ma nel capire insieme a te come mai stai vivendo un certo momento, cosa sta emergendo dentro di te e cosa possiamo fare ora. Solo da lì possiamo esplorare insieme cosa possiamo fare per proseguire nel tuo cammino di crescita.

La fiducia è la chiave di ogni relazione di guarigione
Le esperienze che ho vissuto e quelle delle mie clienti mi insegnano quanto sia essenziale la fiducia in un percorso di crescita e trasformazione. Una relazione con una guida non è solo tecnica, ma è basata sul reciproco riconoscimento, rispetto e ascolto. La fiducia è il fondamento di tutto, e senza di essa, nessuna guida può davvero portarti dove desideri arrivare.

Il tuo percorso merita una guida che ti accolga e chiuda con te i cicli aperti
Ogni percorso è unico, e merita una guida che sappia accoglierti e accompagnarti. È importante riconoscere i segnali e ascoltare la tua intuizione: se qualcosa non risuona, fermati e riflettici, e parla con lei. La tua evoluzione è sacra, e merita di essere sostenuta con amore e consapevolezza da chi è in grado di chiudere i cicli aperti, dando significato, gioia e pace al tuo viaggio interiore.

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